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Da dove arriva la cellulosa?

Da dove arriva la cellulosa?

Quando parliamo di produzione di carta, la prima domanda che molti si pongono è: "Ma quanti alberi vengono tagliati per produrla?”.

È una domanda legittima, ma basata su un presupposto sbagliato. La cellulosa che usiamo per le nostre bobine non arriva da foreste vergini disboscate, ma da piantagioni gestite in modo sostenibile, principalmente in Sud America.

Facciamo un passo indietro e raccontiamo il viaggio completo: da un seme di eucalipto a un foglio morbido di carta tissue.

L'eucalipto: l'albero "giusto" per la carta tissue

La maggior parte della cellulosa per carta tissue proviene da eucalipto, una pianta che cresce velocemente (raggiunge la maturità in 7-10 anni contro i 30-50 anni di altre specie) e produce fibre corte ideali per carta morbida e assorbente.

Ma dove cresce questo eucalipto?

In piantagioni forestali certificate, principalmente in Brasile, Uruguay, Cile e Portogallo. Questi non sono boschi naturali: sono veri e propri "campi di alberi", coltivati con la stessa logica con cui si coltivano pomodori, grano o mais.

Dal vivaio alla piantagione: una filiera agricola

Il processo inizia nei vivai forestali, dove vengono selezionate le migliori varietà di eucalipto per velocità di crescita, qualità della fibra e resistenza alle malattie. Le piantine vengono fatte crescere in condizioni controllate, proprio come in una serra agricola.

Una volta pronte, vengono trapiantate in ampie piantagioni, dove crescono per 7-10 anni. Durante questo periodo, gli alberi vengono monitorati, protetti e gestiti secondo criteri di sostenibilità certificati (FSC, PEFC).

Quando raggiungono la maturità, vengono tagliati. E qui arriva il punto fondamentale: dopo il taglio, vengono ripiantati.

Il principio è: si coltiva, si raccoglie e si ripianta. Proprio come faresti con il tuo orto in casa.

Le piantagioni certificate non toccano foreste naturali. Non disboscano l'Amazzonia. Non riducono la biodiversità primaria. Sono terreni agricoli dedicati, spesso in aree precedentemente degradate o già disboscate in passato per altri scopi.

Dal tronco alla cellulosa: cosa succede dopo il taglio

Una volta tagliati, i tronchi di eucalipto intraprendono un viaggio di trasformazione:

  1. Scortecciatura: la corteccia viene rimossa (e spesso riutilizzata come biomassa per energia)
  2. Cippatura: il legno viene ridotto in piccoli frammenti chiamati "chips"
  3. Cottura chimica: i chips vengono immersi in soluzioni chimiche (processo Kraft) che dissolvono la lignina e lasciano solo le fibre di cellulosa
  4. Lavaggio e sbiancamento: la pasta di cellulosa viene pulita e sbiancata per ottenere il caratteristico colore bianco
  5. Formatura in fogli: la cellulosa viene pressata in grandi fogli che vengono essiccati e arrotolati in balle

Queste balle di cellulosa arrivano in cartiera, dove le trasformiamo in carta tissue.

Sì, è vero per fare la carta servono tanta energia e acqua. Ma ci impegniamo ogni giorno per non sprecare il meno possibile durante il processo.

Produrre carta richiede molte risorse, in particolare energia per far funzionare i macchinari, acqua per il processo di separazione delle fibre, calore per l'essiccazione. È un dato di fatto.

Ma è anche vero che:

  • L'acqua viene riciclata: nei moderni impianti cartari, l'acqua viene depurata e riutilizzata in ciclo chiuso. A Cartiera Capostrada, consumiamo meno di 2 m³ di acqua per tonnellata di carta prodotta, un valore molto basso rispetto alla media del settore.
  • L'energia viene recuperata: il calore prodotto durante il processo viene recuperato e riutilizzato (a Cartiera Capostrada recuperiamo il 100% del calore delle fumane).
  • Gli scarti vengono reintegrati: la lignina estratta durante la produzione di cellulosa viene bruciata per produrre energia, riducendo la dipendenza da combustibili fossili.

Non è un processo a impatto zero. Ma è un processo gestito, rinnovabile e in costante miglioramento.

La vera domanda non è "se", ma "come"

La carta tissue serve. Serve nelle case, negli ospedali, nei ristoranti, nelle scuole. Non possiamo farne a meno.

La vera domanda non è "dovremmo smettere di produrre carta?", ma "come possiamo produrla nel modo più responsabile possibile?"

E la risposta sta in tre pilastri:

  1. Cellulosa certificata da piantagioni gestite in modo sostenibile (no foreste naturali)
  2. Processi produttivi efficienti che minimizzano consumi idrici ed energetici
  3. Cultura della responsabilità lungo tutta la filiera, dal vivaio al prodotto finito

In conclusione

La cellulosa che usiamo per produrre le nostre bobine tissue viene da alberi coltivati apposta, in piantagioni certificate, con cicli di crescita e ripiantumazione pianificati.

Proprio come i pomodori. Proprio come il grano. Proprio come qualsiasi altra risorsa rinnovabile che l'umanità coltiva da secoli.

La differenza è che un albero impiega più tempo a crescere. Ma questo non lo rende meno rinnovabile. Lo rende solo più prezioso.

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